Taki Kodaira
L'arte calligrafica di Taki Kodaira, laureata in calligrafia e sigillografia cinese presso l'Accademia di belle arti di Hangzhou, Cina, rappresenta un fenomeno del tutto particolare nel panorama internazionale della calligrafia estremo-orientale. Come si evince dalle tre opere presentate in questa sua personale presso Opera Unica, infatti, l'artista si mostra e vuole mostrarsi al pubblico secondo le tre forme espressive che hanno caratterizzato la sua vita artistica e personale, attraverso il suo “io”, rappresentato ora dal carattere calligrafico cinese ? (wo, “io” in cinese), ora come ??? (watashi in giapponese) nei tre segni del sillabario giapponese e come “io” in lettere latine. L'artista presenta dunque se stessa, facendo leva sul mezzo espressivo per eccellenza della cultura estremo-orientale: la calligrafia. “I caratteri somigliano a chi li ha scritti” recita un antico adagio cinese, ed è proprio quello che Taki vuole fare, presentare il suo “io” secondo quanto di più immediato possa esserci per un artista estremo-orientale. Non è quindi un semplice nome, segno convenzionale della persona fisica “Taki Kodaira” ad essere l'oggetto della sua opera. La scelta ricade invece sulla parola “io” nelle tre lingue a lei più care e con ciò ella dimostra il senso profondo della sensibilità estremo-orientale e di conseguenza della calligrafia, la sua arte più sublime: non esiste identità anagrafica durante la creazione artistica ma solo manifestazione di un'individualità che è immersa nel cosmo, né isolata né indistinta, in equilibrio dinamico tra il sé e l'altro. Appare dunque evidente che quel particolare “io” che vediamo esposto sia naturalmente Taki Kodaira senza esplicitare linguisticamente di esserlo. E' questo il dono straordinario del pennello e dell'inchiostro estremo-orientali: la totale corrispondenza tra quello che si è e quello che si scrive.
In queste tre calligrafie Taki Kodaira compie un'operazione di grande portata. Partendo infatti dalla costante pratica della forma calligrafica regolare dei caratteri cinesi (una delle cinque configurazioni stilistiche secondo le quali è possibile tracciare un carattere con il pennello, insieme a scrittura corsiva, semi-corsiva, cancelleresca e arcaico-zhuan), in particolare della produzione del celebre funzionario e calligrafo Yan Zhenqing (709-785), l'artista raccoglie nel suo percorso anche lo spirito della sigillografia cinese, vale a dire l'arte estremo-orientale di incidere sigilli su pietra ed altri materiali duri. Ella quindi arriva a fondere all'interno del suo gesto artistico, nato nel mondo fluido e morbido della scrittura giapponese hiragana di influsso prettamente femminile, il rigore ed il vigore della tradizione calligrafica cinese, aggiungendovi anche la forza perentoria del bulino incisore.
Ma vi è di più nell'espressività calligrafica di Taki Kodaira. La sua passione profonda verso la moderna pittura occidentale ed il richiamo quasi impellente dei suoi mezzi espressivi trovano traccia non solo nell'impeto che anima la sequenza progressiva delle sue pennellate, ma anche nella sua struttura compositiva che, sdoganata dai modelli costitutivi classici, vive di una spaziosità e se vogliamo anche di un tenero candore che ne suggella lo spirito assieme curioso e sincretico. Ed è proprio questo suo trasporto verso la nazione che l'accoglie da più di un anno a rappresentarsi nella breve parola “io”. Questa creazione vuole infatti omaggiare, accarezzandola con l'eleganza, la fluidità e l'essenzialità tipica dell'estetica estremo-orientale, quella cultura così vicina e così lontana che è per lei l'Italia.
La calligrafia costituisce la forma d'arte più importante per la tradizione estremo-orientale. Paradossalmente però non accade spesso che il pubblico italiano e occidentale in generale possa conoscere opere autentiche di calligrafia, siano esse di produzione cinese, giapponese o coreana. Quando ciò avviene, è spesso la componente più spiccatamente contemporanea e meno intrisa di valori classici ad essere proposta nelle nostre gallerie d'arte. Con la personale di Taki Kodaira presso Opera Unica, invece, abbiamo una preziosa occasione: scorgere il vecchio assaporando il nuovo attraverso la personalità di una sola artista.
Pietro De Laurentis
Docente di filologia cinese presso
l'Università di Napoli "L'Orientale"